Vado un po' off-topic ma ci può stare anche queste esempio

Le risorse della Canapa
Come può essere usata la canapa?
La canapa ha una storia millenaria, infatti sono arrivate fino ai giorni nostri testimonianze inequivocabili di come questa pianta sia stata la base di innumerevoli civiltà passate. In antichità la Canapa veniva usata principalmente in medicina e a scopo ricreativo ed era considerata una pianta divina date le sue proprietà.
Con il passare dei secoli l'uomo ha sfruttato la Canapa per ogni suo bisogno ottenendone un'enormità di prodotti. Vediamo cosa potremmo ricavare oggi dalla Cannabis.
Proviamo ad immaginare questo scenario : Immaginiamo che cessi l'estrazione del petrolio con il conseguente blocco della produzione di tutti i suoi derivati, immaginiamo un mondo senza più un albero abbattuto, un mondo senza effetto serra, senza sconvoglimenti climatici e senza montagne di rifiuti che a loro volta inquinano perchè derivati in gran parte dal petrolio. Wow...che mondo pulito con aria pura e polmoni sani.
Starete pensando che tutto ciò sia impossibile, ma non è proprio così.
Dalla Canapa si possono ricavare migliaia di prodotti qualitativamente superiori a quelli che noi oggi usiamo giornalmente, tutto senza emmettere il benchè minimo inquinamento.
Si può ricavare carta, tessuti, plastiche di ogni tipo, vernici, combustibili, materiali per l'edilizia, medicine ed anche beni alimentari di altissima qualità.
La canapa coltivata a scopo tessile produce il 20%di fibre tessili, il 10% di stoppa ed il 70% di legno canapolo.
Mettendo a paragone la Canapa con il cotone quest'ultimo risulta di molto inferiore, infatti la canapa può essere coltivata con l'uso di pochissimi pesticidi e cresce praticamente ovunque, il cotone invece ha bisogno di moltissimi pesticidi e la coltivazione risulta molto dispendiosa. Infine i tessuti ricavati dalla canapa risultano molto più resistenti, duraturi ed economici. La canapa è incredibilmente superiore anche a tutte le fibre sintetiche create in laboratorio ( come il nylon, derivato del petrolio ).
Per quanto riguarda la produzione di carta dalla canapa si può ricavare dalla stoppa un prodotto di altissima qualità, superiore e molto più resistente della carta da legno. Con il restante 70% di legno si può creare tutta la carta che viene usata per la produzione dei giornali, cartoni ecc ecc...
Un altro vantaggio della canapa è la sua bassa percentuale di lignina e leganti nelle sue fibre. Questo elimina per almeno l'80% l'uso degli acidi e prodotti inquinanti che vengono usati per creare la pasta di legno dagli alberi. La canapa risulterebbe ancora una volta superiore, meno inquinante e più economica.
In edilizia la Canapa potrebbe essere usata per la costruzione di tavole molto più resistenti e leggere di quelle ricavate dal legno. Nell'idraulica la canapa viene già usata come isolante. Durante la costruzione di un fabbricato la canapa risulterebbe superiore a gran parte dei prodotti sintetici usati per l'impermeabilizzazione dei tetti e si potrebbero ricavare materiali da costruzione più leggeri e resistenti.
Tramite la polimerizzazione della cellulosa si può ricavare della plastica superiore in resistenza a quelle derivate dal petrolio e totalmente biodegradabile. La produzione sarebbe 4 volte più economica e senza emissioni di veleni nell'aria.
Bene...Siamo arrivati a parlare dei combustibili derivati dalla canapa.
Siete stufi di pagare il pizzo alle compagnie petrolifere per andare a lavoro o semplicemente per svagarvi un po'? io si! Leggete cosa è possibile fare con la canapa.
Grazie alla sua incredibile resa in massa vegetale la canapa è considerata la fonte migliore da cui ricavare tutti i combustibili necessari all'uomo.
Iniziamo con il dire che bruciare combustibile derivato dalla canapa è inquinamento 0 perchè l'anidride carbonica sottratta durante la crescita della pianta viene restituita in egual misura durante la combustione!
Dalla canapa possiamo ricavare tutti i combustibili necessari in sostituzione al diesel, benzina e a tutti i gas che derivano dalle raffinazioni del petrolio. In poche parole chiuderebbero tutte le raffinerie di petrolio che inquinano la nostra aria e semplicemente applicando una tecnica non inquinante alla canapa ( la Pirolisi ) si risparmierebbe in termini economi ed ambientali. I costi alla pompa sarebbero ridicoli in confronto a quanto paghiamo oggi.
Ricordo che il celeberrimo motore Diesel fu progettato per bruciare combustibile derivato dalla canapa!
In medicina la canapa è stata usata per millenni con risultati miracolosi. Oggi più che mai sta tornando il dibattito sull'uso della cannabis in medicina e si stanno per aprire nuove frontiere nel campo dell'oncologia, psichiatria e migliaia di altri utilizzi come la terapia del dolore e la possibilità di curare la sclerosi multipla e l'AIDS. La canapa contiene i cannabinoidi che si è scoperto sono perfettamente compatibili con un reattore cellulare chiamato CB1 nel cervello umano e degli studi dimostrano che la cannabis può regolare tutte le attività immunitarie che stanno alla base di tantissime malattie dove oggi non esiste cura.
La canapa ad uso medico
Canapa, cannabis e marijuana. Sono parole che spesso si usano solo quando si parla di droga, ma da qualche tempo si iniziano a sentire anche in campo medico. Da sempre inoltre si usano in agricoltura, perché la canapa è una pianta di cui da poco si è incentivata la produzione anche in Italia. Ma un principio attivo di quest'erba (il Thc) sembra essere molto utile anche per curare diversi disturbi di salute. Per questo, negli ultimi tempi, gli studi scientifici e le sperimentazioni mediche stanno diventando sempre più frequenti. Ecco i risultati più interessanti delle maggiori ricerche internazionali.
Che cosa è la canapa?
- La canapa è il nome italiano di una pianta che in modo scientifico viene definita cannabis sativa. Dal punto di vista botanico si distinguono due sottospecie di questa pianta: la cannabis sativa sativa, tipica dei Paesi settentrionali, impiegata comunemente in agricoltura e la cannabis sativa indica, tipica dei Paesi più caldi, è questa la varietà che viene utilizzata in campo medico.
- La cannabis sativa indica viene normalmente chiamata anche canapa indiana ed è quella che ha il maggiore contenuto di Thc, un principio attivo. Dalle foglie e dai fiori di questa pianta si ricava la marijuana che contiene una percentuale di Thc che varia dall'1 al 5 per cento. Un altro derivato è l'hashish: si produce a partire dalle resine della pianta e contiene percentuali di Thc variabili dal 5 al 20 per cento.
Dalla cannabis, infine, si ricava anche l'olio di cannabis che può contenere fino al 60 per cento di Thc.
In Italia è ammessa solo quella per uso agricolo
- Il Consiglio dei ministri dell'Agricoltura dell'Unione europea, nella seduta del 17 luglio 2000, ha approvato la riforma dell'organizzazione comune di mercato che riguarda anche la coltivazione della canapa. Al Consiglio, per l'Italia, ha partecipato anche il ministro delle Politiche agricole e forestali Alfonso Pecoraro Scanio.
- La riforma prevede aiuti per la coltivazione e la trasformazione della canapa per uso tessile, cioè per produrci fibre e tessuti. Quindi, questo provvedimento legislativo non ha nulla a che vedere con l'uso di questa erba in campo medico.
Come agisce il Thc
- La cannabis contiene un centinaio di principi attivi, dei quali circa una sessantina appartengono alla classe dei cannabinoidi. Tra questi il principale è il delta-9-tetraidrocannabiolo, la cui sigla è Thc, a cui si devono la maggior parte delle azioni curative della pianta.
- Nella cannabis sativa sono contenuti anche altri cannabinoidi: il delta-8Thc, che non è psicotropo, ma che sembra avere comunque proprietà curative, soprattutto antiemetiche, cioè che aiutano a contrastare il vomito in particolare nei bambini malati di leucemia, e il cannabidiolo, capace di contrastare le convulsioni.
- Di recente, è stato scoperto che nel cervello umano esistono dei recettori specifici per i cannabinoidi e che il nostro organismo produce una sostanza (l'anandamide), in grado di interagire con questi recettori. Ciò ha permesso di scoprire l'esistenza di un vero e proprio "sistema cannabinoide endogeno", il cui ruolo all'interno dell'organismo non è ancora del tutto chiaro, ma il cui studio permetterà di capire i meccanismi che sono alla base delle proprietà curative dei cannabinoidi.
Per quali disturbi è utile:
Dal mal di testa ai dolori mestruali
- Una delle principali azioni farmacologiche del Thc sul cervello è quello di ridurre la sensibilità al dolore. Per questo è molto utile come analgesico nei confronti di disturbi, come emicrania ricorrente o dolori mestruali.
- Soprattutto in quest'ultimo caso il Thc è adatto in quanto ha anche una funzione miorillassante, cioè decontrarre i muscoli. Inoltre, il Thc ha un'azione antinfiammatoria, quindi, è utile anche in altri tipi di dolori come quelli dovuti ai reumatismi.
Gli spasmi muscolari
- Gli spasmi muscolari sono contrazioni anomale dei muscoli del corpo, spesso dovute a serie malattie come la sclerosi multipla o il morbo di Parkinson. I cannabinoidi hanno sui muscoli un effetto miorilassante e antispastico, di conseguenza aiutano a decontrarre la muscolatura, come dimostra uno studio uscito di recente sulla rivista scientifica "Nature".
- Queste specifiche proprietà curative si spiegano perché i recettori per il cannabinoidi Cb1 sono concentrati maggiormente nei gangli basali e nel cervelletto, cioè nelle aree del cervello deputate alle funzioni motorie.
- Anche per questo motivo, la Royal pharmaceutical society, un'associazione inglese, ha di recente avuto l'autorizzazione dal governo britannico a procedere a un'ulteriore sperimentazione su 2000 persone malate di sclerosi multipla, per poter trovare la formulazione farmaceutica migliore a combattere questo serio disturbo.
- Infatti, uno dei principali nodi da risolvere per la somministrazione farmaceutica della cannabis è proprio trovare la formulazione più adatta a ogni tipo di disturbo che si cerca di curare. Nel caso degli spasmi muscolari, la strada più seguita dal punto di vista scientifico è quella dell'aerosol.
L'asma
- I cannabinoli hanno anche un effetto broncodilatatore, cioè aiutano a dilatare i bronchi e facilitando la respirazione. Questa proprietà potrebbe essere sfruttata da chi soffre di asma, ma la ricerca sta ancora lavorando su una formulazione farmaceutica che consenta una modalità di somministrazione diversa dal fumo perché quest'ultimo danneggerebbe comunque i polmoni.
Il glaucoma
- Il glaucoma è un serio disturbo della vista caratterizzato dall'aumento della pressione intraoculare, cioè quella all'interno degli occhi. Per questa malattia il delta-9-Thc sembra essere utile in quanto, in alcuni casi, riesce a diminuire la pressione interna.
- A scoprire ciò è stato un cittadino statunitense, il dottor Randall il quale ha ottenuto dalla legge di potersi curare con derivati della cannabis, aprendo la strada a questa terapia per questo specifico disturbo della vista. La sua scelta, infatti, ha trovato conferma anche in successivi studi clinici.
La nausea, il vomito durante la chemioterapia
- Già dal 1985 la Fda (la Food and drug administration), ossia l'ente americano che controlla i medicinali negli Usa ha permesso la vendita di un cannabinoide sintetico, ossia prodotto in laboratorio, il dronabinolo, in grado di contrastare la nausea in chi è sottoposto a chemioterapia.
- La chemioterapia è un insieme di cure a base di farmaci chimici che si usano per combattere i tumori, gli effetti collaterali che accompagnano questo trattamento sono spesso molto pesanti. I farmaci a base di principi attivi estratti dalla cannabis aiutano ad alleviare gli effetti collaterali, in particolare il vomito e la nausea.
L'inappetenza nei malati di Aids
- Recenti studi hanno dimostrato che un cannabinoide sintetico, il dronabinolo, riesce anche a stimolare l'appetito, producendo un significativo aumento di peso, nelle persone malate di Aids e colpite dalla cosiddetta sindrome del deperimento.
- E' stato, inoltre, presentato uno studio che ha chiarito che i derivati della cannabis non interferiscono con i farmaci antivirali, cioè quei medicinali utilizzati per combattere i virus come quello dell'Hiv, che provoca l'Aids.
Le convulsioni epilettiche
- Il cannabidiolo, ossia un cannabinoide non psicoattivo, sembra avere anche proprietà anticonvulsionanti, cioè che aiutano a combattere le convulsioni, uno dei sintomi più comuni dell'epilessia.
- Gli studi effettuati su questa malattia, però, sono ancora alla fase sperimentale, anche se molti malati, che si sono sottoposti volontariamente agli esperimenti, sostengono che il cannabidiolo li ha aiutati a superare con più facilità le convulsioni.
- Anche per questo la British medical association, uno degli enti britannici più autorevoli in campo sanitario, ha di recente raccomandato di approfondire le ricerche sull'azione di questa sostanza.
I disturbi neurodegenerativi
- Il morbo di Alzehimer, quello di Parkinson, la corea di Huntington, sono tutte malattie definite neurodegenerative perché sono provocate da una degenerazione delle cellule nervose.
- Recenti studi, condotti da studiosi internazionali, tra cui un ricercatore italiano Maurizio Grimaldi, hanno scoperto che il cannabidiolo, un componente non psicoattivo della cannabis, aiuta a proteggere le cellule del cervello.
- La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica "Proceedings of national academy", ha dimostrato che il cannabidiolo agisce come un antiossidante, cioè combatte l'invecchiamento e la morte dei neuroni. Anche se gli studi sono sempre alla fase sperimentale questa scoperta apre nuove possibilità nella cura dell'ictus e dei disturbi neurodegenerativi.
Con nuovi studi a confermarne l'efficacia, aumenta tra i ricercatori la convinzione che il cannabidiolo (Cbd) presente nella maijuana rallenta la crescita delle cellule tumorali e inibisce la formazione di cellule che nutrono i tumori, contribuendo così a combattere il cancro e le metastasi. Già note, poi, le capacità di queste sostanze di ridurre il dolore, la nausea e altri effetti correlati alla malattia e alla chemioterapia.
Come riporta il Newsweek, già nel 2007 uno studio del California Pacific Medical Center mostrava come il cannabidiolo uccida le cellule tumorali nei pazienti con cancro al seno, distruggendo i tumori maligni e “spegnendo” il gene ID-1, una proteina che gioca un ruolo chiave nel diffondere il male alle altre cellule. Questo gene, nei soggetti sani, è attivo solo durante lo sviluppo embrionale. Ma nei malati di tumore al seno, e di molti altri tumori maligni in stato avanzato, si è visto che questo gene è attivo e provoca le metastasi, favorendo il passaggio della malattia alle cellule sane. “ Ci sono dozzine di tumori aggressivi che attivano questo gene”, hanno spiegato i ricercatori, e il cannabidiolo riesce a fermarlo, presentandosi quindi come una cura potenzialmente senza precedenti: ferma il male come la chemioterapia ma, a differenza di quest'ultima, che uccide ogni genere di cellula che incontra e devasta il corpo e lo spirito dei malati, riesce a bloccare solo “quella” particolare cellula maligna.
“ Il cannabidiolo offre la speranza di una cura non tossica per migliaia di pazienti”, ha detto lo studioso McAllister, a capo del gruppo di ricerca. Da allora però non sono ancora stati condotti test clinici, indispensabili per confermare nell'uomo l'effetto visto in laboratorio. McAllister insomma sta ancora cercando fondi per testare sui malati di tumore l'effetto di questa cura. Nel frattempo, il suo gruppo di studio sta analizzando in laboratorio se è possibile e fruttuoso combinare una cura a base di Cbd con una blanda chemioterapia. Le sue ricerche hanno già mostrato che l'effetto del cannabidiolo viene in questo modo potenziato: i chemioterapici diventano allo stesso più potenti e meno tossici, perché è possibile ridurli drasticamente.
La scoperta dell'efficacia di queste sostanze si deve a Cristina Sanchez, una giovane biologa della Complutense University di Madrid. Stava studiando il metabolismo cellulare, analizzando le cellule tumorali del cervello, che crescono molto più velocemente delle cellule normali. Per caso, notò che queste morivano ogni volta che erano esposte ai tetracannabinoidi, il famoso Thc che provoca gli effetti psicoattivi della marijuana. Proseguì le sue ricerche e nel 1998 pubblicò i suoi studi, dimostrando che il Thc induce l'apoptosi, ovvero la morte delle cellule di una forma particolarmente aggressiva di tumore cerebrale.