La luce: come dosarla con la nostra fotocamera.
Una corretta esposizione permette di ottenere foto nitide e con il giusto contrasto, permettendo al fotografo di ottenere foto di qualità superiore, indipendentemente dallo strumento di scatto.
Per gestire la luce al meglio è possibile combinare tre variabili:
- apertura del diaframma
- otturatore e tempi di scatto
- sensibilità ISO (o ASA nelle pellicole)
Il sensore, brevi cenni.
La pellicola fotografica si impressiona tramite un processo chimico che reagisce alla luce, il sensore invece è composto da svariati microscopici fotodiodi (1 megapixel -> 1 milione di fotodiodi, aumentando i megapixel, o diminuendo le dimensioni del sensore, i fotodiodi saranno sempre più piccoli, produrranno maggiore rumore e metteranno in crisi le lenti degli obiettivi
che non riusciranno a mai a "risolvere" tutti quei dettagli; a voi le conclusioni..); quindi essendo questi fotodiodi, degli strumenti di misura digitali, non possono prendere una misura analogica continua nel tempo, ma faranno svariate misurazioni nel tempo che alla fine dello scatto verranno sommate tramite il processore interno della fotocamera. Questo processo mette in evidenza la capacità di calcolo del processore digitale della fotocamera ed mostra
uno degli aspetti per cui si dice che una certa fotocamera è più veloce di un'altra.
Il diaframma.
Per quanto sia prezioso un cristallo, una parte della luce che lo attraversa in una certa direzione sarà rinfranta o riflessa da qualche altra parte e non riuscirà ad attraversare il materiale nella stessa direzione in cui vi era entrata. Questo oltre a far degradare l'immagine ripresa facendogli perdere nitidezza, contrasto e colori e creare fenomeni di aberrazioni cromatiche (di cui parleremo quando affronteremo gli obiettivi) riduce notevolmente il quantitativo di luce che passa.
Un obiettivo ideale che fa passare tutta la luce diciamo che ha un fattore di apertura 1 (in altre parole tanta luce entra quanta ne esce), chiudendo un po' il diaframma ottenendo un fattore di 1.4 l'obiettivo permette di essere attraversato da metà della luce, e così via moltiplicando sempre per 1.4 (radice di due) otteniamo degli intervalli che vengono comunemente chiamati
stop.La scala dei valori tipici di apertura del diaframma è la seguente:
f/1 - f/1,4 - f/2 - f/2,8 - f/4 - f/5,6 - f/8 - f/11 - f/16 - f/22 - f/32 - f/45 - f/64
esistono valori intermedi, 1/3 di stop alla volta.
Scattare con un apertura elevata (valori bassi) permette di ottenere una profondità di campo più stretta, cioè ci permetterà di restringere il piano che apparirà nitido "staccandolo" dallo sfondo che apparirà scuocato. Questo dona tridimensionalità all'immagine ma toglie dettaglio ai piani che non sono messi a fuoco. Questo effetto si può ottenere anche avvicinandosi al soggetto (ma attenzione, ogni obiettivo ha la sua distanza minima di messa a fuoco) o zoommando verso il punto di ripresa. Al contrario, scattare con una bassa apertura (occhio che F4 è più basso di F2, bisogna considerarlo al contrario), permette di rendere meno agressiva la sfuocatura dei piani diversi da quello messo a fuoco (il piano focale resta sempre unico, è la dolcezza con cui la lente inizia a sfucare fuori dal piano che cambia), immaginando che i piani siano infiniti fogli trasparenti e colorati posti uno sopra l'altro, sempre più nitidi verso il piano messo a fuoco. Se è poco chiaro chiedete pure.
Per capire con due esempi basta vedere
nel post iniziale la foto del girasole e delle castagne (apertura elevata e distanza ravvicinata) e paragonarle alla foto della Shelby 427 che ha una profondità di campo elevata.
In gergo, "chiudere" o "diaframmare" uno stop, vuol dire ridurre il quantitativo di luce esattamente della metà. Per agire manualmente sul diaframma bisogna settare la fotocamera in modalità completamente manuale (ovviamente) o in modalità "
Priorità dei diaframmi" che nelle Canon è indicata con l'acronimo
Av dove l'utente imposta l'apertura (valore di f) e l'esposimetro della fotocamera sceglie i tempi di apertura delle tendine.
L'otturatore e i tempi di apertura.
Variando i tempi di scatto offriamo al sensore o alla pellicola, più o meno tempo per "impressionarsi" con l'immagine proiettata su di esso, quindi aumentando i tempi di scatto otteniamo una foto più luminosa. Il risultato ottenuto sarà come dicevo la "somma" di queste misurazioni. Se nella scena qualcosa non è immobile, più veloce è il tempo di scatto più la foto sarà nitida e gli oggetti risulteranno fermi, sempre che la luce della scena ve lo permetta!
Una foto scattata con tempi di 1/800 secondi (in questo avrei fatto meglio ad usare un tempo più lungo per non far venire le pale dell'elicottero quasi ferme):
Con i tempi lunghi si possono fare foto a lunga esposizione e fotografare suggestivi paesaggi notturni illuminati quasi a giorno, o donare alla scena il senso del movimento con un pedone che cammina o con un'auto in corsa, o ancora fotografare le scie di luce formata dalle stelle nel cielo, grazie alla rotazione terrestre.
Per fotografare i fuochi d'artificio ad esempio, dopo varie prove ho deciso che i tempi di scatto migliori si attestano intorno a 2 secondi:
Per agire manualmente sui tempi di scatto bisogna settare la fotocamera in modalità completamente manuale (ovviamente) o in modalità "
Priorità dei tempi" che nelle Canon è indicata con l'acronimo
Tv dove l'utente imposta la velocità e l'esposimetro della fotocamera sceglie l'apertura del diaframma.
La scala dei valori tipici per i tempi di esposizione è la seguente:
n - 8 - 4 - 2 - 1 - 1/2 - 1/4 - 1/8 - 1/15 - 1/30 - 1/60 - 1/125 - 1/250 - 1/500 - 1/1000 - 1/2000 - 1/4000
ed esistono valori intermedi divisi per 1/3 di stop alla volta così come per i diaframmi.
Gli otturatori più usati sono quelli "a tendina". Sulla fotocamera fino a 1/200 (1/500 nelle nikon mi pare..) di secondo, la prima tendina si apre e quando ha finito parte la seconda che si chiude e nasconde il sensore, con tempi inferiori, la seconda tendina segue la prima chiudendosi quando ancora la prima tendina è in movimento.
La sensibilità del sensore o della pellicola (ISO/ASA).
Quando la luce non permette di usare tempi brevi (che solitamente si attestano su 1/60s quando si fanno le classiche foto di compleanno al chiuso su persone in posa o sedicenti tali, dato che qualcuno si muove sempre) e l'obiettivo non ci viene incontro permettendoci di aprire ulteriormente il suo diaframma, possiamo agire sulla sensibilità del sensore. Cioè possiamo rendere il sensore più facilmente impressionabile.
I valori tipici sono:
100 - 200 - 400 - 800 - 1600 - 3200 e poi valori ricreati dal processore digitale sovraesponendo la foto in un processo successivo allo scatto (questo valore cambierà negli anni, la tecnologia avanza!!). Più alziamo questo valore, più luce viene impressionata sul sensore, ma più i fotodiodi producono rumore digitale (puntini colorati sulla foto).
Una cosa che hanno le Canon più di altre a parità di prezzo, è la resistenza al rumore. Un sensore Sony (montato su Nikon o su Sony Alpha) di pari fascia di prezzo è notevolmente più rumoroso di un sensore Canon. Una foto scattata a 1600 ISO con una Canon 400D (entry-level di 4 anni fa):
nonostante ho ripulito un po' la foto via software, sullo sfondo è facilmente visibile la "grana" prodotta dal rumore digitale. Il software ci viene in aiuto ma i filtri anti rumore fanno delle operazioni matriciali sul raster dell'immagine, tali da far perdere dettaglio e nitidezza alla scena ripresa.
Conclusioni
Perfetto arrivati a questo punto abbiamo le carte in regola per dire che tempi e sensibilità sono direttamente proporzionali alla luce impressa sul sensore e che il valore di F è inversamente proporsionale ad essa.
Questo vuol dire che in termini di luce, scattare con tempi di 1/60 di secondo con diaframma F2 e 100ISO equivale a scattare con tempi di 1/30 di secondo a f2.8 e 100ISO oppure equivale a scattare a 1/60, f2.8 e 200ISO; solo che nel primo caso otteniamo uno sfuocato migliore, nel secondo caso otteniamo meno sfuocato e più effetto mosso, nel terzo caso otteniamo una foto più "ferma", più profondità di campo ma anche più rumore.
Dunque per fare ad esempio una foto notturna, armati di treppiede, imposteremo la fotocamera in Tv con tempi a 20/30 secondi, selezioneremo la sensibilità e la fotocamera chiuderà quanto necessario il diaframma, in modo da permettere una lunga esposizione senza bruciare la foto.
Quando si scatta in queste modalità (Av - Tv) è possibile compensare l'esposizione in terzi di stop, chiedendo alla fotocamera di incrementare o decrementare di un certo valore la scelta che l'esposimetro ha calcolato prima dello scatto. I motivi per cui di deve effettuare questa compensazione possono essere molteplici, tra i quali la volontà di mettere del proprio nella scelta del quantitativo di luce oppure per aiutare l'esposimetro che lavorando in condizioni difficili sbaglia a calcolare i valori.
Grazie per avermi seguito fin qui e alla prossima!
Michele